Un titolo che mi ha reso affascinante il mondo dei gamer, quando nella realtà io mi tengo spesso lontano dalla maggioranza dei giocatori come gusti. E Keima Katsuragi, liceale di diciassette anni soprannominato “dio della conquista”, è proprio un gamer alternativo, che trova divertimento e addirittura una ragione di vita nel cercare di salvare delle eroine dagli intricati percorsi-route dei gal games, passando di evento in evento, o per meglio dire di flag in flag. Infatti lo si vede sempre dietro a cercare un gal game da completare e non lo si vede mai allo scaffale dei giochi di guerra o di combattimento, considerando coloro che giocano a giochi poco elaborati e solo per divertirsi e dimenticare per un’ora o due i problemi posti dalla realtà degli semplici sfigati. Questo è per me un The World God Only Knows, un manga divertente e allo stesso momento serio nella giusta misura, un titolo che ti mostra la realtà da due punti di vista: quello di un gamer e quello delle ragazze determinate a lottare contro le avversità della realtà.

Keima con Elsie e Hakua

Il manga racconta le vicende di Keima Katsuragi, uno studente liceale di diciassette anni e, come lui stesso afferma nel primo capitolo, è nato il 6 giugno di un certo anno alle ore 11:29:35, è alto 174 cm, pesa 53 kg e ha più rendimento in giapponese, matematica, scienze naturali, scienze sociali, inglese e arti sociali. Insomma fin dalla sua presentazione emergono due cose: la “deformazione professionale” da gamer e la sua precisione nell’utilizzare le informazioni raccolte. Già, perché il mezzo con cui completa ogni singola conquista e i problemi che gli si pongono davanti nel manga è proprio la calma mantenuta di fronte alla difficoltà e la sua risoluzione nel procedere utilizzando le informazioni raccolte, trovando così la strada migliore per giungere al finale cercato. Keima è un gamer appassionato di giochi simulatori di appuntamenti, ovvero i gal games, al punto tale da giocare ovunque con la sua inseparabile PFP (parodia di una certa console realmente esistente), persino in classe durante le lezioni. Per questa ragione è chiamato dai suoi compagni di classe “otamegane” — termine che unisce le parole “otaku” (appassionato smodato di anime e manga) e “megane” (occhiali, o occhialuto), ottenendo “otaku quatrocchi” — ed è etichettato come un tipo decisamente strano e da evitare. Al contempo però Keima non da alcun peso a tali considerazioni, considerando la realtà un gioco malprogrammato e pieno di bug e lui membro di un altro mondo, ovvero il mondo delle eroine, nel quale lui è riconosciuto come dio da tutti gli altri giocatori: il dio della conquista appunto, un gamer che è riuscito a conquistare oltre diecimila eroine.

Un giorno la sua vita viene irrimediabilmente alterata dalla sua accettazione di una richiesta da parte dell’Inferno, che lui crede invece sulle prime una sfida posta da un altro giocatore o da una casa di giochi. Si ritrova così al fianco la demone Elsea de Lute Irma, o più semplicemente Elsie per gli amici, e ne diventa il suo buddy in quanto convocato per adempiere ad un compito: catturare i kaketama. I kaketama sono le anime dei vecchi demoni immorali che sono fuggiti dalla prigione in cui i nuovi demoni li hanno imprigionati per impedire lo sviluppo del loro piano di conquista dei mondi terreni e ultraterreni. Essi si rifugiano nelle ferite dell’animo delle donne, in modo da sfruttare i sentimenti negativi per poter rinascere a nuova vita attraverso di loro. Il metodo che Keima dovrà usare per liberare le ragazze ospitanti il kaketama sarà conquistarle sentimentalmente sanando le ferite del loro animo ricorrendo alle proprie tecniche di dio della conquista. Una trama sostanzialmente semplice e lineare, che da sbocco ad uno sviluppo della storia piuttosto lungo. Tuttavia Wakaki sa bene che il suo Keima non vuole andare avanti a lungo con questa situazione ed è per questo che lo “accontenta” aggiungendo vari personaggi chiave e sviluppando la trama creando prima un fattore che aiuterà otamega nella sua missione, ovvero le divinità, e addirittura una complicanza temporale che sviluppa la storia passata, presente e futura del mondo del manga.

The World God Only Knows - Le eroine

Nel corso della storia, tra eroine e non, i personaggi femminili si moltiplicano e tutte provano dei sentimenti di amore, affetto o rispetto nei suoi confronti, venendosi a creare una situazione simile ad un harem. Ma non è quello l’intento del manga, quanto piuttosto mostra lo scontro tra le idee di Keima e l’affermazione nella realtà delle eroine. Effettivamente l’autore inserisce nella storie tante eroine con qualità o ruoli particolari (l’atleta, la cantante, la bibliotecaria, ecc.), ma anche con difficoltà alle spalle e che ritornano ricorrentemente nel presente (una ricca snob che si ritrova all’improvviso povera, un’insegnante con un carattere troppo impositivo sugli altri, ecc.). Tuttavia solamente una tra queste non ha nessuna particolarità ed è la più normale e comune di tutte: Chihiro Kosaka. Ed effettivamente è proprio quella con la quale Keima si trova ad avere difficoltà con le tattiche da adottare e che gli mostra maggiormente il contrasto con la realtà. Anche lei, come Keima, subirà a dispetto delle altre eroine uno sviluppo del personaggio ed entra nel mondo della musica fondando un club di musica leggera, cercando di avere un proprio sogno come le altre eroine. Questo distacco con le altre eroine fa facilmente intuire il finale della storia, il cui trattamento però esula da questa recensione in quanto preferisco che lo scopriate tramite la lettura della serie — ci sarebbero i vari wiki che descrivono la storia, ma facciamo come se io non abbia detto nulla in proposito…

Dopo essermi dilungato sulla descrizione di storia e personaggi, veniamo alla valutazione. Come sviluppo narrativo la serie mi è piaciuta molta e la trovo piuttosto originale nel suo genere, distaccandosi dalle molteplici serie harem. Sicuramente la prima parte a mio parere sarebbe potuta durare un altro po’, ma forse l’autore aveva già pianificato un andamento simile sin dall’inizio, come si può leggere tra le righe della descrizione di Tenri fatta nel settimo volume. Un calo narrativo lo si ha avuto con l’arco narrativo delle divinità e in quello conclusivo, in quanto hanno una struttura che va a modificare la stabilità data dalla prima parte, anche se io ho apprezzato il finale e la scelta del finale fatta da Keima nell’ultimo capitolo è stata piuttosto in linea con tutta la storia, anche se mi è giunta voce che tale scelta non è stata vista di buon occhio da diversi utenti.

Dopo la trama, veniamo ai personaggi. Tra tutti i personaggi femminili ho apprezzato sicuramente Hakua, per la sua forza di ribellione contro il sistema che proteggeva la società Vintage dovuta in parte alle strategie di Keima, ma sopratutto al suo senso di dovere acquisito sin da giovane e che le ha garantito ottimi voti alla scuola dei demoni e la falce onoraria. Ho apprezzato anche Elsie dal punto di vista della commedia, perché alleggerisce moltissime scene insieme alle frasi ad impatto di Keima che vanno in contrasto con le abitudini e il carattere degli altri personaggi e per le sue gag delle autopompe. Tra la eroine ho apprezzato molto la prima, Ayumi Takahara, ma anche Kanon Nakagawa, mentre come sviluppo narrativo delle saga delle eroine mi è piaciuta la parte dello scambio di corpo tra Keima e Yui Goido, che ha decisamente portato il dio della conquista alla sua forma finale in termini di gamer. Preciso tuttavia che in generale ho apprezzato diverse saghe della storia, ma preferisco non dilungarmi troppo, perché rischio di non essere oggettivo e non è l’impressione che voglio dare in questa recensione. In sintesi il manga riceve dal sottoscritto un bell’otto pieno e in futuro una bella rubrica con gli aforismi di Keima per coloro che hanno difficoltà con l’amore — vediamo, questa oltretutto non è la sede adatta per degli annunci riguardanti gli sviluppi editoriali di New Animeshape…

The World God Only Knows Cover volume 26 ITA

Dopo aver trattato il manga, veniamo alla parte riguardante l’edizione italiana. Lo scorso 10 giugno finalmente è terminata la pubblicazione di The World God Only Knows da parte della casa editrice Star Comics e ho potuto così leggere anche i due archi narrativi (la saga delle divinità e quella finale) senza tenermi col fiato troppo sospeso per via della cadenza bimestrale subentrata proprio prima di questo punto della storia e che mi ha costretto in qualche modo ad interrompere per circa due anni e mezzo la lettura. Una rilettura completa dell’opera mi ha permesso di dire che l’adattamento è molto buono, la traduzione ottima e di errori ne ho trovati davvero pochi (uno o due in un volume, ma nulla di grave e riguardanti l’errato riempimento dei balloon), il tutto in linea con le altre serie edite da Star Comics: onorifici adattati o rimossi quando ridondanti nella lingua italiana, rispetto dell’ordine nome-cognome della lingua italiana e, novità relativa rispetto a molte serie del passato a mio dire, un maggiore rispetto della lingua inglese adottata nell’originale, il cui uso è rimasto immutato nella versione italiana. Alla prima lettura dei primi volumi, come diversi altri lettori immagino deducendo dai commenti di allora, non ho apprezzato la definizione “fratello divino” dei Elsie, probabilmente perché fresco della visione delle prime due stagioni dell’anime in cui il personaggio chiama continuamente Keima “Kami-nii-sama” (traducibile in qualche modo per l’appunto in “fratello divino”). Tuttavia andando avanti con la lettura e sopratutto con la rilettura recente la ritengo una scelta piuttosto azzeccata, specie se consideriamo che i manga importati in Italia non devono essere necessariamente letti da un lettore già appassionato di manga & anime e le nuove “leve” sicuramente non possono cogliere molte espressioni nipponiche perché non idonee alla lingua italiana. Molto ben curata la localizzazione delle onomatopee sugli sfondi e delle varie scritte, ben rese in termini di font, e apprezzato come sempre il font utilizzato da Star Comics nei balloon dei suoi manga. Le copertine mantengono l’immagine originale e la posizione del logo e i colori del tema della cover sono identici all’originale. Assente la sovraccoperta, ma forse è un bene perché il prezzo si mantiene così più contenuto. Molto bella l’idea di inserire le copertine delle versioni limitate dei volumi 19 e 20 nelle prime pagine del volume, per giunta a colori — anche se però sono costate, insieme all’aumento dei capitoli contenuti, un aumento di dieci centesimi dell’albo…

In conclusione The World God Only Knows è un’ottima commedia romantica fuori dai normali schemi, o meglio cerca di insegnarceli tramite le tattiche e le strategie di Keima Katsuragi. Sicuramente lo sconsiglio a coloro che non apprezzano le serie troppo romantiche o che parlano di amore, mentre lo consiglio a chi cerca una serie leggera o che ha problemi di cuore — logicamente non dovete fare tutto ciò che dice Keima alla lettera, altrimenti non so come si svilupperà il vostro rapporto con amici e parenti… (sto scherzando).

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