Da anni oramai tra gli appassionati di manga e anime giapponesi circola la convinzione che gli adattamenti e le censure siano a pari livello e portino a minare soltanto l’opera originale. Ma è davvero così? Vediamo di districare i nodi della questione insieme.

Le censure

Adattamenti e censureIl fenomeno della censura esiste da moltissimo tempo e come afferma Wikipedia prevede “il controllo e la limitazione della comunicazione e di varie forme di libertà di espressione, di pensiero, di parola da parte di una autorità“. Poi continua dicendo che “nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato nell’ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o altri mezzi di comunicazione di massa; ma si può anche riferire al controllo dell’espressione dei singoli“.

Nel merito di anime e manga (ma non solo, non pensiate che siano stati soltanto loro ad essere colpiti), storicamente numerose serie televisive anime sono state importate nel nostro Paese con un pesante rimaneggiamento di alcune scene e alcune terminologie utilizzate, un po’ da parte di tutte le televisioni nazionali sino agli anni Novanta. Tuttavia le televisioni hanno spesso affermato che le cosiddette “censure” sono state sempre applicate per evitare invece polemiche da parte di esso riguardo ai contenuti diffusi. Secondo voi è vero? La maggioranza di voi mi risponderà sicuramente di no, invece io vi dico di sì.

Ebbene sì, dato che la maggioranza del pubblico non è affatto “nuovo”, ma legato a valori decisamente più intransigenti di quelli oggi considerati la normalità nella nostra società (e ciò è capitato in ogni epoca storica, non pensiate…). A questo si aggiungono differenze culturali così radicali a volte che spingono ad modificare molto per far capire un po’ a tutti (anche a quelli cui probabilmente non interessa, non si può sapere) ciò di cui si parla. Da qui per anni si sono applicate censure, unite ad adattamenti esagerati. Questo succede anche perché le reti generaliste si rivolgono al più grande numero di spettatori possibile e, come tale, deve garantire una programmazione che possa andare bene per tutti, dai più piccoli ai più anziani. Al contrario le reti tematiche si rivolgono a determinate fette di spettatori e quindi i programmi sono più specifici per tale pubblico: per questo alcune serie vengono trasmesse integralmente sulle reti tematiche e censurate su quelle generaliste. E ciò non vale solo per gli anime come molti dicono, ma anche per svariati telefilm e film, persino i famosissimi serial made in USA.

Come sappiamo poi (ma lo sanno davvero tutti?), complice anche il graduale ricambio generazionale e l’aumento delle reti tematiche, i contenuti in televisione sono decisamente cambiati e ciò vale anche per il trattamento dei programmi trasmessi. Ma veniamo agli adattamenti adesso.

 

L’adattamento

Giusto, adattamenti. Ma gli adattamenti ledono davvero sempre il prodotto? Assolutamente no, non sono delle “censure mascherate” come per anni alcuni hanno affermato. Il fenomeno della censura è una cosa ed è assolutamente lesivo per il prodotto. L’adattamento invece nasce per rendere i dialoghi più fruibili da una nazionalità differente da quella in cui è stato prodotto una serie, un fumetto, un videogioco o qualunque altra cosa. Provate a pensare ad alcune scene dei vostri anime preferiti e provate a confrontarle tra italiano e giapponese: la lunghezza dei dialoghi è uguale in entrambe le parti oppure no? Assolutamente no, e questo perché sono due lingue decisamente differenti e determinati concetti sono espressi in maniera diversa, sia come lunghezza delle frasi che come linguaggio utilizzato.

Qui interviene l’opera dell’adattamento, che consente di vedere un’opera in maniera più adatta alla nostra lingua, ma senza perdere le sfumature della versione originaleNon sempre ciò avviene, a volte per colpa della censura applicata in base al target scelto per il prodotto e a volte perché non viene svolto nella maniera più brillante possibile. Ciò comporta talvolta anche la perdita di elementi tipici della lingua giapponese, come ad esempio i suffissi onorifici, ma che però sono totalmente estranei al generico pubblico televisivo e che quindi vengono trasformati in un corrispondente possibile nella nostra lingua oppure vengono rimossi e studiata la frase in modo da renderla con la stesso grado di rispetto del personaggio verso l’interlocutore dell’edizione giapponese.

Toglierli tutti a prescindere è sbagliato perché perdi completamente le sfumature, anche se talvolta forzano la mano gli stessi produttori originali dell’anime applicando l’uso degli onorifici a personaggi completamente estranei agli usi della lingua giapponese (a me è capitato ancora di sentire parlare un inglese che diceva i nomi dei suoi interlocutori seguiti dal kun, quando in realtà non è proprio della sua cultura e ciò accade spesso nelle serie mecha).

Quindi come sempre ci vuole il buon senso: migliore viene fatto l’adattamento, più il prodotto ne gioverà in termini di apprezzamento generale da parte del pubblico. Già, perché bisogna puntare a quello, altrimenti se si punta soltanto agli appassionati il prodotto rimarrà soltanto destinato ad una nicchia di persone e rischia di perdere appeal nel giro di poco tempo.

Le censure sono colpa dei doppiatori? Ma quando mai!

Chi dice che le censure e i pessimi adattamenti (ah giusto, se un adattamento piace o meno, è un fatto puramente soggettivo…) fatti a volte siano colpa dei doppiatori, beh, cade in un errore grossissimo. La colpa allora è dei dialoghisti e dei direttori di doppiaggio? Anche qui sbagliate, se provare a cercare su YouTube ci sono diversi video che mostrano sessioni di doppiaggio in studi italiani e si vede che fanno bene il loro lavoro. E allora dove sta il problema? Semplicemente l’azienda che distribuisce il prodotto impone agli studi di doppiaggio di eseguire determinati editing sui dialoghi, in base al target stabilito per tale prodotto. Sbagliato è anche credere che le censure video siano fatte dagli studi di doppiaggio, i quali lavorano sui master originali e sui dialoghi inviati dal produttore originale. Negli studi si doppiano gli episodi e i film per intero: sta poi al distributore rimuovere o meno determinate scene per quella determinata messa in onda o pubblicazione! Quindi invece di criticare i doppiatori, spronateli a fare del loro meglio, così i vostri anime saranno anche più godibili, no?

Solo in Italia ci sono così tante censure! In Giappone è tutta un’altra storia… oppure no?

All’inizio ho detto che le censure ci sono da moltissimo tempo, giusto? Ebbene, sono anche diffuse in tutto il mondo e in tutti i campi per i motivi più disparati. E persino nello stesso Giappone, già. Ho letto numerosi commenti riguardo al fatto che la versione TV giapponese di One Piece sia integrale: ebbene sappiate che l’episodio 359, mostrante il combattimento tra Sanji e Absalom, è stato censurato su Fuji TV rimuovendo digitalmente un pugnale che il seguace di Moria usa per colpire il nostro cuoco cascamorto. Questo è avvenuto perché in quei giorni è avvenuto un discusso omicidio avvenuto proprio con una coltellata. La censura in questione non è presente nella versione Mediaset, che ha però scurito il sangue… touche. Gli unici ad essersi potuti godere quella scena senza alcuna modifica all’epoca della prima visione sono due tipi di pubblico: coloro che hanno comprato i DVD (ma in 4:3 scan and pan) o coloro che seguono l’anime su Crunchyroll (in 16:9). Fortunatamente è stato l’unico caso di censura giapponese per tale serie, ma ce ne sono molti altri, spesso legati a fatti di cronaca avvenuti nel periodo di trasmissione.

L’ultimo episodio di School Days, per via di un grave omicidio con colpevole un’adolescente e avvenuto il 17 settembre 2007, il giorno prima di quello in cui era prevista la trasmissione del dodicesimo ed ultimo episodio, ha visto un ritardo della sua premiere di due settimane e la rimozione della scena finale giudicata troppo violenta e legata idealmente a tale avvenimento (leggi la notizia). O ancora, i volumi 1 e 3 di Aki Sora non sono stati più ristampati a causa dei contenuti incestuosi in esso presenti (anche se poi il finale della storia smentisce tutto!). E di nuovo, numerosi anime in TV del genere ecchi vedono modifiche al video con la famosa nebbia digitale in scene di parziale nudità femminile. O ancora, anime con scene troppo violente vengono privati di tali scene o modificati in prima TV e successivamente pubblicati integralmente soltanto in DVD/Blu-ray Disc o trasmessi senza censure su reti satellitari tematiche (la più celebre è senza dubbio AT-X, anche pure lei a volte si vede costretta a seguire la via delle reti locali e nazionali in chiaro).

Un esempio di censura con fascio di luce in To Love-Ru Darkness.

Le censure sono presenti pure in molte altre nazioni del mondo: dalla proibizione di Death Note e de L’attacco dei Giganti in Cina al divieto per i Pokémon in Iran, passando alle versioni censurate di vari anime trasmesse in Francia, Spagna, Gran Bretagna e altre nazioni. La censura colpisce anche l’animazione di altri Paesi oltre il Giappone: negli USA le nostrane Winx hanno visto una riduzione dei contenuti sentimentali, mentre South Park è stato censurato in Russia. I motivi sono spesso gli stessi: o la moralità dei prodotti o l’impatto che potrebbero avere sulla psicologia degli spettatori più giovani, più instabile di quella degli adulti in quanto ancora in formazione.

Le censure negli anime nel tempo: ci sono ancora? Le fanno davvero tutti a prescindere come dicono?

Il fenomeno della censura negli anime e nei manga si è fatto più diffuso tra gli anni 80 e 90, anche grazie ad un’associazione costituita da un gruppo di genitori, denominata MOIGE (MOvimento Italiano GEnitori). Il MOIGE ha sì espresso talvolta pressioni nei confronti delle reti televisive (e non solo) per limitare la presenza di determinati contenuti, ma non ha assolutamente alcuna affinità con organi governativi, né tanto meno è una vera propria “autorità” (ricordate la definizione di Wikipedia sulla censura esposta all’inizio?). Quindi è sbagliato pensare che sia un gruppo cospiratore che mira a eliminare gli anime e i manga dalla scena italiana, bensì è più corretto pensare che sia un gruppo di persone che abbiano deciso di lamentarsi riguardo a determinati contenuti che la società diffondeva verso i minori. Un po’ come noi appassionati oggi, grazie ai social network, esprimiamo più comodamente la nostra opinione sulle pagine ufficiali delle aziende.

Le censure, come espresso in precedenza, nascono talvolta anche da lamentele del pubblico: la prime due ristampe di Dragon Ball hanno subito alcune modifiche a causa della denuncia alle autorità da parte di una madre riguardo alla nota scena in cui Bulma fa vedere le mutandine al maestro Muten, ma è ignara del fatto che Goku gliele aveva tolte la sera prima. Ciò ha anche costretto Star Comics, la casa che ha pubblicato il manga, ad aggiungere in fondo ad ogni suo volume la seguente nota frase: “I personaggi presenti in questo albo sono tutti maggiorenni, e comunque non si tratta di persone realmente esistenti, bensì di semplici rappresentazioni grafici“. O ancora il famoso “scandalo” emerso in seguito alla relazione omosessuale in Sailor Moon tra Sailor Uranus e Sailor Neptune, senza contare il tanto martoriato Kimagure Orange Road, anche noto come È quasi magia Johnny da noi.

A partire dagli anni Novanta, grazie soprattutto all’avvento di Internet, la situazione è gradualmente cambiata e gli appassionati divenuti più numerosi di un tempo hanno potuto farsi sentire anche grazie ad associazioni come l’ADAM. Quindi giunti nel 2016, è vero che tutti censurano anime? No, non è vero, e talvolta le censure ancora presenti non sono italiane

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Parliamo del canale più bistrattato, ovvero Italia 1, insieme al suo cugino Italia 2. Negli ultimi anni le serie anime hanno ricevuto trattamenti decisamente diversi rispetto a precedenti passaggi televisivi.

Prendiamo per esempio One Piece: dal lontano 2001 in cui è iniziato con il titolo All’Arrembaggio!, la modifica al nome del protagonista e svariati tagli alle scene dei combattimenti, siamo giunti ad una versione in cui il protagonista ha di nuovo il suo cognome con la D, i combattimenti sono trasmessi per interno e il titolo originale ripristinato. Senza contare che con il graduale rinnovo dei diritti delle varie stagioni (o tranche di episodi, visto che non sono le stagioni DVD giapponesi) si è iniziato ad utilizzare le sigle originali al posto di quelle storiche della D’Avena e di Vanni. Questo perché il target di Italia 2 è decisamente meno generale di quello di Italia 1 e quindi si è potuto optare per un cambio di questo tipo.

Vogliamo parlare di Naruto, che nelle ultime repliche ho visto persino la reintroduzione della end card (si tratta di una sequenza fissa di chiusura che mostra solitamente ringraziamenti per la puntata appena andata in onda o un messaggio che invita gli spettatori a seguire il programma anche nell’episodio seguente), trasmessa nella sola versione televisiva nipponica di solito?

Chiudiamo il discorso Mediaset con l’incredibile anteprima mondiale di Lupin, finita poi come sappiamo tutti a causa di una sigla che la maggioranza poteva semplicemente ignorare invece di bistrattare l’intero anime. Ma aggiungiamo anche che oggi giorno non è un bell’affare fare anteprime di anime televisivi giapponesi, visti i recenti casi di scarsa qualità delle animazioni che hanno causato diversi ritardi sulle produzioni oltre che a diverse revisioni per le versioni home video. Ma qui ci torneremo un’altra volta…

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Parliamo anche dei salti da gigante che ha fatto la Rai: dai tempi degli anime ’70 con anime stravolti al ritorno in auge negli anni ’90-duemila con prodotti sempre più vicini alla versione originale e infine alle serie di Rai 4. Negli anni duemila il filone delle Pretty Cure è stato importato e trasmesso con sigle basate su quelle originali e con dialoghi e terminologia decisamente aderenti alla versione giapponese. Certo, ricorderete tutti l’episodio fantasma della quarta serie, ma mi fa piacere dirvi che fu doppiato pure lui, ma misteriosamente mai trasmesso. Ma di sicuro il trattamento della serie fu sicuramente ad un livello più alto di quello degli anime degli anni 80/90, non trovate?

E infine veniamo al capitolo anglofono. Già, immagino ricordiate tutti la micidiale 4Kids (esiste ancora ragazzi, pensate…), il cui mito non si è affatto spento. Le nuove serie di Yu-Gi-Oh! trasmesse su K2 sono ancora adattate da loro, piene di modifiche come ai tempi dei primi passaggi su Italia 1. Peccato che pochi sappiano che la prima parte di Zexal in Italia sia stata trasmessa in maniera un po’ più vicina alla versione originale e senza modifiche al video, intanto che l’azienda statunitense era un po’ acciaccata economicamente. Ma perché gli editori italiani comprano le versioni USA invece di quelle originali a volte? Talvolta perché le licenze complete costano molto di più rispetto alle sub-licenze occidentali (eh già, gli anime costano cari a volte, specie se di successo…), ma soprattutto perché le aziende statunitensi fanno contratti tali da prendersi l’esclusiva e gli editori nostrani sono spesso costretti a prendere da loro. Curioso, vero?

Per chiudere il capitolo inglese vorrei ricordarvi la nuova serie di maghette Glitter Force, apparsa sul popolarissimo Netflix: già il colosso dello streaming ha pubblicato in pratica la versione censurata made in USA di Smile Pretty Cure! della Saban. Una piccola parentesi per dire che anche il nuovo arrivato nel mondo dell’on-demand ha tanto da rivedere tra le sue fila, a dispetto di quello che dicono in tanti.

Smile_Pretty_Cure!

Non dimentichiamoci infine degli anime importati in Italia da Dynit, da Yamato Video e dai chiusi Shin Vision e Panini Video, i quali sono stati portati con adattamenti decisamente migliori dei franchise che li hanno preceduti negli anni. Titoli conosciuti anche grazie al lavoro della programmazione di Rai 4 e MTV Italia.

Tuttavia mi duole dirvelo, ma quello delle censure è un fenomeno che continuerà ad esistere, nonostante la battaglia portata avanti da Internet con la sua sola esistenza. Nel caso specifico di anime e manga però la situazione è cambiata, ma a completo svantaggio della fruizione del prodotto per il grande pubblico, ora non più possibile come un tempo e rendendoli meno diffusi in esso rispetto a soltanto pochi anni fa. Sono rimasti pochi i franchise del mondo dell’animazione e dei fumetti giapponesi ad essere largamente conosciuti in Italia e sono tutti passati almeno una volta tramite la versione animata sulle reti televisive non a pagamento. Anche qui, di questo però se ne parlerà in un’altra occasione…

Come si combatte il fenomeno della censura negli anime e nei manga?

Questo è l’unico punto dell’articolo in cui esprimo la mia opinione ed è ciò che ho capito in oltre cinque (mi sa di più, se conto il periodo di Bim Bum Bam…) anni da appassionato. L’unica opzione efficace è intervenire esprimendo la propria opinione, ma portando anche delle tesi che rendano le censure assolutamente assurde e inutili. Spesso le censure sugli anime e manga sono fatte in buona fede, a dispetto di quanto credano tutti, questo perché si teme che possano modificare in negativo i nostri comportamenti nella vita di tutti i giorni. Ebbene, il metodo più pratico per smentire questi timori è quello di dimostrare che gli anime e i manga non siano in grado di influenzarci negativamente, ma al contrario di spronarci a dar il meglio di noi, proprio come fanno i principali eroi shonen. E secondo voi è facile? Tutt’altro, infatti le censure e i pregiudizi sono ancora numerosi…

Ma secondo voi è vero che alcuni manga/anime presentino dei contenuti decisamente esagerati?

Vi voglio lasciare con questa domanda e provare a chiedervi di mettervi per un solo istante nei panni dei vostri genitori che non conoscono assolutamente il mondo dei manga e anime. Inoltre vi consiglio (e lo farò pure io, visto che ci tornerò su quest’argomento) di provare a conoscere meglio la cultura e la società giapponese da fonti affidabili o magari dalle vostre biblioteche o seguendo articoli di quotidiani giapponesi. Sono sicuro che qualcosa nella vostra opinione cambierà, senza alcun dubbio.

Conoscere le culture diverse dalla nostra è tutt’altro che semplice e non vi basterà la semplice volontà di leggersi centinaia di righe: questo almeno è ciò che ho provato io ultimamente nel leggere vari articoli su svariati siti d’informazione su anime e manga e anche su alcuni siti sulla cultura giapponese.

 

Nota dell’autore.
Questa è la prima volta che scrivo un articolo di approfondimento così lungo e potrebbero esserci delle imprecisioni, quindi se ci sono vi chiedo scusa in anticipo. Ho voluto tentare di scrivere questo papiro perché sentivo di dover trattare la questione, visto il sempre minor numero di anime doppiati in italiano e il conseguente minor numero di appassionati nuovi. Infatti spero sia di vostro interesse e che mi sproni a parlare prima o poi della spinosa (ma sarà davvero così poi…) questione sul fatto che gli anime non abbiano più successo in Italia come una volta. Spero inolre che se non altro leggendo queste righe riflettiate un po’ sulla questione, che è sempre stata trattata superficialmente e con l’elsa sempre dalla parte di genitori ed editori, senza pensare a cosa provino nei nostri confronti. Arrivederci al prossimo approfondimento!

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